Celebrazione ecumenica nella comunità dei cattolici romeni

 

Domenica, 23 gennaio, ha avuto luogo a Roma nella chiesa San Vitale che ospita la comunità dei cattolici romeni, una celebrazione ecumenica. All'invito del parrocco don Isidor Iacovici hanno risposto, a parte il grande numero di fedeli, il mons. Anton Lucaci, responsabile con la pastorale dei romeni cattolici dell'Italia, il padre Claudio Pop, rettore del Collegio greco-cattolico Pio Romeno di Roma e il padre Ilie Ursache, rappresentante dell'Episcopio ortodosso dei romeni in Italia. L'Ambasciata Romena presso la Santa Sede è stata rappresentata dal Sig. ambasciatore Bogdan Tataru-Cazaban e dalla Sig.ra Diana Bubenek-Turconi, incaricata per gli affari.

Durante l'omelia che ha seguito alla proclamazione del Vangelo, il padre Ilie Ursache ha mostrato che l'invito di Cristo per una preghiera autentica che emergeva dal testo evangelico deve essere presa sul serio soprattutto quando si tratta del cammino verso l'unità dei cristiani. In effetti, afferma il padre ortodosso, tutti gli incontri di dialogo teologico, di conoscenza reciproca, di dialogo nella carità deve avere come base stabile la preghiera per l'unità. La preghiera per l'unità è la prima modalità di realizzare il testamento di Cristo "che tutti siano una sola cosa". Nello stesso tempo attraverso la preghiera in comune si compie quel ravvicinamento di tutti a Cristo, aspetto che secondo l'insegnamento di san Massimo il Confessore realizza anche l'avvicinamento tra i cristiani, così come i raggi un cerchio si avvicinano reciprocamente nel loro volgersi verso il centro del cerchio. Fortificati da questa esortazione tutti i presenti si sono rivolti a Dio nella preghiera per implorare il dono dell'unità e per allontanare tutti gli ostacoli messi dalla debolezza umana nel cammino verso l'unità desiderata.

Alla fine della celebrazione il Sig. ambasciatore Bogdan Tataru-Cazaban ha salutato tutti i presenti affermando la propria gioia di partecipare a un evento del genere. Inoltre ha precisato che la preghiera in comune per l'unità rappresenta al contempo un momento di letizia nello Spirito, di corresponsabilità e di speranza. Si tratta della gioia portata dal dono della preghiera assieme, della corresponsabilità che tutti condividono sul cammino verso la piena unità nella fede e della speranza che questa unità si forma proprio attraverso la partecipazione a simili momenti.

Prima di ricevere la benedizione, tutti i fedeli e i sacerdoti sono stati invitati alla celebrazione ecumenica di lunedì 24 gennaio che avrà luogo nella comunità ortodossa romena di Roma.

 

Don Daniel Iacobuț

 

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La visita del vescovo di Chisinau, Anton Cosa, alla comunità romena

 

Domenica, 13 febbraio, la comunità romena di Roma ha avuto la grande gioia di ricevere la visita del vescovo di Chisinau, mons. Anton Cosa. Trovandosi a Roma con l'occasione dell'Incontro dei vescovi amici del movimento dei Focolari, il vescovo Anton Cosa ha risposto all'invito del parroco della comunità romena di Roma, don Isidor Iacovici, di presiedere la Santa Messa domenicale delle ore 16.00. Salutando i fedeli e i sacerdoti presenti dalla parte del Vescovo Petru Gherghel, il pastore della diocesi di Chisinau ha manifestato la sua gioia di essere tra i cattolici di Romania e della Repubblica Moldova che si trovano a Roma per costruirsi una vita più decente.

Durante l'omelia, il vescovo ha svelato ai fedeli il profondo significato delle parole di Gesù proclamate nel Vangelo: "Se la vostra giustizia non sorpasserà quella degli scribi e dei farisei, non entrerete nel Regno dei cieli". Non è sufficiente, sottolineava il vescovo, di compiere formalmente le regole religiose, così come facevano i scribi e i farisei, ma è importante andare al cuore di queste regole, cioè all'amore per Dio e per il prossimo. Alla luce di questo amore possono essere comprese e praticate tutte le esortazioni contenute nel discorso della montagna raccontato dal evangelista Matteo. Certamente queste esortazioni sono radicale, ma con la grazia di Dio e attraverso la personale conversione possiamo scegliere di compierle nella nostra vita di fede.

Dopo che ha spezzato il Pane di Vita e donandolo ai fedeli che si sono comunicati, il vescovo ha incoraggiato i membri della comunità di custodire e testimoniare la propria fede all'interno del difficile ambiente nel quale essi vivono. Prima di ricevere la benedizione, dono Isidoro ha fatto gli auguri a nome della comunità a sua Eccellenza per il compimento di 11 anni di consacrazione episcopale e per i 10 anni di esistenza della Diocesi Cattoliche di Chisinau, e tutti hanno cantato un caloroso "ad multos annos". Ringraziando per gli auguri, il vescovo ha promesso che ritornerà con molto piacere nella nostra comunità.

 

Don Daniel Iacobuț

 

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Pellegrinaggio a Santa Margarita di Cortona

 

Niente è perso se si ama davvero! Così si potrebbe sintetizzare l'esperienza di Santa Margarita di Cortona che, attraverso la grazia dell'amore, riesce a dare una nuova direzione alla propria vita giungendo alle più alte vette della mistica e della carità più pura.

La comunità cattolica romena ha organizzato domenica 6 marzo un pellegrinaggio sulle tracce di Santa Margarita di Cortona. Il gruppo di pellegrini contava più di 80 persone ed era accompagnato da Don Anton Damian e Don Mihail-Daniel Farcaș.

Desiderosi di un autentico incontro con Dio, ci siamo uniti a Santa Margarita di Cortona nella cattedrale a lei dedicata. Abbiamo avuto una grande gioia nel venerare la reliquia della santa. Infatti il suo corpo è rimasto incorrotto nell'altare principale della cattedrale, li dove si trova anche il Crocifisso che ha parlato tante volte alla santa: "Cosa vuoi da me?", chiedeva Gesù. E Margarita ha risposto: "Solo te, Signore!"

E affinchè questo pellegrinaggio porti frutti di gioia e fede, dopo la celebrazione del sacramento della riconciliazione con il Padre celeste, ha seguito la Santa Messa nella chiesa francescana di Cortona dove abbiamo incontrato i frati francescani romeni che svolgono la cura pastorale di quella comunità. Il padre Marius Caliman ha spiegato l'origine della Chiesa francescana di Cortona e le reliquie preziose che si trovano nella chiesa: il più grande frammento della Croce del Signore che si trova in Europa e l'abito di San Francesco di Assisi. Nel suo grande amore Dio ci ha donato attraverso l'intercessione dei santi le grazie che sentiamo presenti nel nostro cuore e che possiamo cosi donare agli altri.

 

Don Daniel Iacobut

 

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La comunità romena alla festa dei popoli

 

Domenica, 8 maggio, si è svolta a Roma la XX edizione della "Festa dei popoli", organizzata dalla Conferenza Episcopale Italiana, dall'Ufficio per i migranti del Vicariato della Diocesi di Roma e dalla Congregazione dei Padri Scalabriniani insieme alle comunità straniere di Roma. La comunità cattolica romena è stata rappresentata da un grande numero di fedeli insieme al loro parroco, don Isidor Iacovici, e altri sacerdoti che si trovano a studiare a Roma.

La Santa Messa è stata presieduta dal segretario generale della Conferenza Episcopale Italiana, sua Ecc.za Mariano Crociata. L'evento è costituito da due grandi parti: la prima con la solenne celebrazione eucaristica nella Basilica di San Giovanni e la seconda con il festival di tutte le comunità partecipante.

Durante la Santa Messa, il vescovo Crociata ha sottolineata l'importanza dell'evento che si stava vivendo, il ruolo della comunione tra le diverse comunità cristiane che si trovano a Roma, come anche il contributo fondamentale che ogni gruppo etnico può portare nell'arricchimento del patrimonio culturale-religioso della Chiesa di Roma.

La seconda parte, che ha avuto luogo sul sagrato della Basilica, ha dato l'opportunità di esibirsi davanti a un grande pubblico ad artisti che provenivano da 25 paesi. Tra di questi, forse i più attesi sono stati i romeni con i loro balli e "sarmale". Quest'anno sono stati presenti due gruppi di ballo romeni: "Plai mioritic" e "Dor calator". La musica popolare romena è riuscita a far muovere anche le persone più comode. Infatti, i due gruppi sono riusciti a "incendiare" la piazza San Giovanni. I romeni presenti in piazza, forse più di 60 per cento di tutti i partecipanti, ma anche altri che amano il ballo hanno cominciato a ballare con i ritmi specifici della Moldova. Infatti, i romeni presenti in piazza hanno dimostrato che sono tanti i motivi per i quali essi possono essere apprezzati.

 

Don Felician Tiba

 

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La Prima Comunione

 

Domenica, 22 maggio, la comunità dei cattolici romeni di Roma ha vissuto un momento di intensa gioia nella fede: la Prima Comunione di 22 bambini. La celebrazione di questo evento nel Tempo Pasquale ha mostrato a tutti i fedeli che l'incontro più profondo e autentico con il Risorto avviene attraverso la comunione dal Pane della Vita e dal Calice della Salvezza, con il Corpo e il Sangue del Signore. Sul cammino della preparazione per questa festa i 22 bambini, 9 della comunità di San Vitale e 13 dalla comunità di Grotte Celoni, sono stati accompagnati dal parroco don Isidor Iacovici, come anche da sr. Alina Ignat, à San Vitale, e a Grotte Celoni, da sr. Maria-Ingrid Arbonos e da Adriana Solomon. Le evidenti emozioni dei bambini e delle loro famiglie hanno aumentato il fervore della partecipazione alla Santa Messa e hanno dato alla celebrazione un speciale calore e vitalità.

Durante l'omelia, il parroco ha aiutato i bambini a scoprire ancora di più l'amore del loro più grande amico, Gesù, che desidera diventare sempre più presente nella loro vita e perciò gli si dona nel sacramento dell'Eucaristia. Ricevere Gesù nella Santa Comunione significa anche ricevere la forza che aiuta a vincere il male e il peccato, così come mostra anche l'esempio di Domenico Savio. Don Isidoro ha anche ricordato ai bambini e alle loro famiglie che questa festa non significa prima di tutto un punto di arrivo, ma un nuovo inizio nella loro vita di fede, il primo di tanti momenti di comunione con Cristo.

Il punto culminante della partecipazione alla Santa Messa è stato, certamente, quello della comunione dei bambini. I loro abiti di festa significavano proprio la festa dei loro cuori nel momento della comunione con il Signore. Alla fine della celebrazione uno dei bambini ha ringraziato a tutti che gli hanno accompagnato su questa via e, nello stesso tempo, ha rivolto ai genitori la domanda di aiutarli a rivivere questo momento ogni domenica portandoli in chiesa, nonostante le grandi distanze che devono percorrere per arrivare alla Casa del Signore.

 

Don Iacobuț Daniel

 

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L'amministrazione del sacramento della Confermazione

 

Settanta bambini e adolescenti della comunità cattolica romena di Roma e dintorni hanno ricevuto il sacramento della Confermazione attraverso il vescovo ausiliare di Iasi, Aurel Perca, domenica 29 maggio 2011.

Tra i celebranti c'erano il parroco don Isidor Iacovici, mons. Anton Lucaci, responsabile con la sezione in lingua romena della Radio Vaticana, don Mihai Roca, responsabile con la cura pastorale dei romeni nella diocesi di Palestrina, come anche sacerdoti che studiano a Roma. Per prepararsi al grande evento della Cresima, i candidati sono stati accompagnati nel loro percorso formativo dal parroco aiutato da sr. Marie-Terese, din Congregatia Surorilor Franciscane din Caransebes, che hanno preparato i bambini della comunita di San Vitale e da Sr. Maria-Ingrid Arbonos dalla Congregazione "Figlie del Cuore Immacolato di Maria e dalla catechista Adriana Solomon, che hanno preparato i bambini della comunità di Grotte Celoni. Ai 58 bambini e adolescenti di Roma si sono aggiunti anche 12 provenienti dalle comunità della Diocesi di Palestrina.

Durante l'omelia, il vescovo Aurel ha parlato ai bambini, ai genitori e ai padrini come anche all'intera comunità, dei doni dello Spirito Santo come anche della missione che hanno i cristiani segnati dal sigillo dello Spirito Santo. L'immagine del soldato di Cristo, che deve sempre sapere testimoniare la fede in Cristo e anche difenderla, è quella che è entrata nella mente e nel cuore dei candidati.

Generalmente il dono ricevuto trova la sua pienezza se e condiviso con gli altri. Lo Spirito Santo, il dono del Padre, condiviso con generosita dalla Chiesa, attraverso la preghiera e l'unzione con l'olio del sacro Crisma e diventato anche per i neo confermati la forza per poterlo condividere agli altri.

Don Felician Tiba

 

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Assisi: i giovani romeni sulle orme di san Francesco

 

I giovani della comunità cattolica romena sono partiti il 2 giugno insieme al parroco don Isidor Iacovici e i sacerdoti Daniel Iacobut e Felician Tiba sulle orme di san Francesco e di santa Chiara. I 43 giovani hanno avuto così l'occasione di visitare la "Città della Pace", dove hanno visitato il Sacro Convento, la Basilica di San Francesco, la Basilica di Santa Chiara e la Basilica Santa Maria degli Angeli con la Porziuncula.

Ci siamo svegliati molto presto per poter partire in tempo verso Assisi. Durante il nostro percorso abbiamo meditato insieme i misteri di luce del rosario. Una volta arrivati, un atmosfera di pace e di tranquillità ci ha subito avvolti, aiutandoci a lasciare da parte le preoccupazioni di ogni giorno. Ci siamo preparati poi per la Santa Messa che abbiamo celebrato, grazie ai padri francescani romeni, in una bellissima cappella del Sacro Convento. Il celebrante principale era don Daniel Iacobut.

Durante l'omelia, don Felician ci ha mostrato come san Francesco andava sempre all'essenziale della vita di fede, vedendo da per tutto le tracce di Dio. Si tratta di un modo di vedere che ha le sue origini nelle prime pagini della Scrittura, dove si parla della creazione dell'uomo e della donna e della reazione di Adamo che vede Eva: "Osso delle mie ossa e carne della mia carne" (Gen 2,23). Questo significa che non dobbiamo fermarci solo alla superficie, ma nella profondità, al di là delle apparenze. La stessa cosa ha fatto san Francesco. Tra tanti riformatori che hanno diviso la Chiesa, san Francesco è il modello del "riformatore" che la unisce ancora di più, che guarda all'essenziale. Lui desiderava che tutte le persone siano salvate e cercava di fare tutto per poter aiutare a questo. Dunque il mondo può essere visto anche da un altro punto di vista. Al di là di quello che si vede c'è un mistero speciale che deve essere visto con l'occhio di Dio. Bisogna lasciare Dio di guardare attraverso di noi e con il suo aiuto vedere il mondo. Dopo queste parole abbiamo continuato la Santa Messa, pregando e cantando insieme.

Grazie a un padre francescano romeo, Ciprian Ban, abbiamo potuto conoscere di più la vita di san Francesco e la basilica che custodisce il suo corpo. "Francesco, diceva padre Ciprian, ha cercato di imitare in tutto e per tutto la vita di Gesù. La sofferenza di Gesù, attraverso le stigmate, è diventata la sofferenza di Francesco; la povertà, l'obbedienza alla volontà del Padre e la castità sono diventate le vie per arrivare alla salvezza".

Dopo il pranzo, abbiamo visitato la Basilica di Santa Chiara, dove riposa il corpo della santa e dove abbiamo potuto pregare davanti al Crocefisso di San Damiano, davanti al quale Francesco ha avuto una importante visione. L'ultima fermata è stata la Basilica "Santa Maria degli Angeli", dove si trova la piccola Chiesa della Porziuncula. Sulla porta della piccola chiesa, come segno dell'indulgenza plenaria che si può qui lucrare, si trova scritto: "Questa è la porta del cielo".

Ognuno di noi ha avuto molto da imparare da questo pellegrinaggio e ha portato con se a casa qualcosa di speciale: un ricordo, un'emozione, una decisione per la vita. L'incontro con un santo come Franceso non ti lascia la vita come prima. La vita di Francesco ci può tanto imparare affinchè anche noi possiamo vivere meglio la nostra vita. Alla fine del nostro viaggio, abbiamo tutti insieme ringraziato don Isidor Iacovici che ci ha fatto il dono di questo pellegrinaggio e lo abbiamo assicurato che cercheremo di essere sempre vicini a Cristo e alla sua Chiesa. E il pensiero che insieme abbiamo condiviso era di tornare nella bellissima citta della pace, Assisi.

A tutti, Pace e Bene!

Alexandra Cojan

 

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La comunità dei romeni cattolici di Roma in pellegrinaggio a Padova

 

Un gruppo di 50 membri della comunità romena di S. Vitale, accompagnati da don Isidor Iacovici sono stati il 18 e 19 giugno in un pellegrinaggio a Padova, al santuario di San Antonio di Padova. Con questa occasione, i pellegrini hanno avuto l'opportunità di pregare alla tomba di san Antonio, di venerare le reliquie del santo e di partecipare alla Santa Messa celebrata insieme alla comunità dei romeni in Padova.

Il pellegrinaggio lo abbiamo iniziato con entusiasmo pregando già durante il viaggio il santo rosario, come anche i molto conosciuti canti dedicati a san Antonio. Ma non sono mancati neanche i momenti gioiosi di condivisione dei quali si è occupato sopratutto il nostro pastore, don Isidor.

Arrivati a Padova, siamo stati presi dall'emozione specifica di quei posti dove le persone fanno una forte esperienza di fede. Fortunatamente il nostro alloggio si trovava molto vicino alla Basilica del Santo e cosi abbiamo approfittato di questa vicinanza. Molto impressionante era anche la devozione di tutte le persone che abbiamo trovato nella basilica, una devozione venuta dalla fede nella potente intercessione di san Antonio.

Il secondo giorno, abbiamo avuta la felice opportunità di partecipare alla santa Messa celebrata nella comunità dei romeni di Padova. Durante la celebrazione abbiamo assistito anche al giubileo di 25 anni di matrimonio di quattro coppie della comunità.

Tutte queste emozioni messe insieme, possiamo dire che abbiamo avuto una esperienza indimenticabile. Infatti, il pellegrinaggio ci ha donato quella ricchezza spirituale che tutti avevamo bisogno. Nella speranza di un ritorno, dobbiamo pero provare di riflettere alle cose provate li per poter portare frutti nella vita di ogni giorno.

Cristina Calarasu

 

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Niente è impossibile per chi prega

 

La parola evangelica di Gesù, "a Dio nulla è impossibile" è conosciuta da tutti. Ma con l'occasione dell'ultimo viaggio fatto da un gruppo di fedeli della comunità romena di Roma abbiamo scoperto una nuova maniera di trasmettere lo stesso messaggio: niente è impossibile per chi prega.

Si tratta del viaggio verso un luogo che negli ultimi trenta anni è diventato un oasi di preghiera e di pace, Medjugorje. Siccome la Chiesa non si è ancora pronunciata sulle apparizioni della Madonna in quel luogo, lo scopo del nostro cammino non era quello di cercare miracoli o visioni ma di fare una forte esperienza di fede e di preghiera. E così lo è stato. Nei tre giorni della nostra presenza lì, dal 2 al 5 ottobre, abbiamo potuto scoprire che la preghiera in genere, ma specialmente la preghiera attraverso l'intercessione della Madonna può compiere nelle anime delle persone il più grande miracolo: la conversione all'amore di Dio. Per questo niente è impossibile per chi prega, perchè attraverso la preghiera cresciamo nella fede e scopriamo la potenza dell'amore di Dio nei angoli più remoti della nostra vita. La preghiera del Rosario, la Santa Messa, la Via Crucis, d'altronde pratiche conosciute a tutti, sono state riscoperte come una preghiera del cuore nella quale lo Spirito Santo è il principale attore e non colui che dice la preghiera.

In effetti, la maggioranza delle testimonianze di coloro che hanno intrapreso questo viaggio suonavo così: "mai fino ad'ora ho pregato così tanto in così poco tempo con questa facilità", "il Buon Dio mi ha donato attraverso la preghiera una pace e una gioia fin'ora sconosciute", "attraverso la preghiera ho riuscito di prendere la decisione di confessarmi dopo 20 anni di distanza dai sacramenti". Penso che queste testimonianze riflettono proprio il desiderio della Madonna di condurci tutti all'amore del suo Figlio, alla conversione.

Abbiamo sentito la sua presenza durante l'intero nostro percorso che è passato da Loreto, da Manopello e dalla piccola Lourdes in Croazia. Per questo nella gioia della fede, siamo convinti che "niente è impossibile per chi prega".

Don Daniel Iacobut

 

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La prima messa di padre Iulian Butnaru, FDP

 

Il padre Iulian Butnaru, della congregazione dei Figli della Divina Provvidenza, ha celebrato domenica, 9 ottobre, la prima Santa Messa nella comunità romena cattolica di Roma. La festa si è tenuta a San Vitale, all'altare e nella presenza dei fedeli, che aveva già conosciuto come seminarista. Accanto al novello sacerdote sono stati il parroco della comunità, don Isidor Iacovici, il padre Alessandro Lembo, vicerettore della casa di formazione del novello sacerdote, insieme ad un grande numero di sacerdoti che studiano a Roma.

Il padre Iulian Butnaru è nato il 8 maggio 1984 in Adjudeni - Neamt. Ha seguito i corsi della scuola generale nel paese natale, il liceo a Roman, e il biennio filosofico nel Seminario San Giuseppe di Iasi. In seguito ha trascorso il tempo del noviziato a Velletri, ha seguito i corsi di teologia alla Università Salesiana di Roma e ha svolto un servizio pastorale nella casa Don Orione a Iasi. E stato ordinato sacerdote per la congregazione di Don Orione - La piccola opera della divina Provvidenza il 29 giugno 2011 a Iasi, per mezzo dell'imposizione delle mani del vescovo di Iasi, Petru Gherghel.

Durante l'omelia, il novello sacerdote ha parlato anche dei servi che Dio ha mandato durante il suo percorso di preparazione per incoraggiarlo e sostenerlo affinchè si compisse in lui il disegno di Dio: "e sono stati molti, ha continuato il padre Iulian, molti e generosi nel compiere la loro parte. L'esempio e il loro continuo incoraggiamento mi hanno aiutato di andare sempre avanti nonostante le difficoltà del cammino. Ed eccomi oggi qui per ringraziare Dio, i fratelli della congregazione, don Isidor, gli altri sacerdoti e voi, cari fedeli, che sempre mi avete circondato con il vostro affetto".

Al suo turno, don Isidor Iacovici ha ringraziato padre Iulian per il suo sacrificio e per la sua disponibilità nel rispondere alla chiamata di Dio, assicurandolo che "non esiste una chiamata e una risposta più nobile che quella al sacerdozio, ma che, al di là della bellezza di questo momento, suppone una grande e continua responsabilità".

Il padre Iulian Butnaru continuerà a Roma i suoi studi teologici, che riguardano fondamentalmente la teologia biblica.

Don Felician Tiba

 

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Un giorno per la scoperta dei talenti

 

Domenica, 16 ottobre, i giovani della comunità romena di san Vitale hanno avuto la possibilità di vivere un giorno insieme alla casa per i novizi della congregazione Don Orione a Velletri. E diventata ormai una tradizione iniziare ogni anno pastorale con un giorno dedicato alla riscoperta della gioia di stare insieme nel nome della fede e della giovinezza.

Ci sono stati due momenti importanti: la prima parte della giornata è stata dedicata alla crescita nella fede. Per questo è stato proposto ai giovani di imparare come fare la lectio divina, cioè una lettura meditata della Parola di Dio che possa dare coloro alla vita quotidiana. La pericope evangelica scelta è stata la parabola dei talenti (Mt 25, 14-30). Dopo una corta introduzione i giovani hanno avuto a disposizione un tempo di silenzio per lasciare che il testo biblico possa parlare al loro cuore. In seguito, divisi in tre gruppi quanto anche i colori dello stendardo romeno, i giovani hanno condiviso le proprie riflessioni e interrogativi. Tutti sono rimasti sorpresi dalla ricchezza dei significati che hanno scoperto, ma soprattutto hanno riscoperto i talenti ricevuti da Dio, decidendo cosi di metterli alla disposizione degli altri che è la loro migliore valorizzazione. Il momento formativo ha continuato con la Santa Messa che è stata anche propriamente, perchè celebrata a mezzogiorno, nel centro della giornata.

Il secondo momento è stato dedicato alla gioia di stare insieme, di preparare il pranzo che non ha mancato di cibi specifici, ma anche di fare un po' di sport. Qui non sono state necessari troppi inviti affinchè la gioia possa esplodere e contaminare anche coloro che ci hanno ricevuto, i sacerdoti e novizi della casa. Alcuni dei giovani hanno preferito cantare, altri giocare a ping pong, calcio o pallavolo, comunque nessuno ha avuto l'occasione di annoiarsi. Verso la fine della giornata, quando si avvicinava il momento della partenza, i giovani hanno potuto ricordarsi anche dei ritmi dei nostri balli specifici romeni. Partendo abbiamo ringraziato ai nostri amici di Velletri, ma soprattutto il Signore Gesu perché ci ha fatto il dono di questa meravigliosa giornata, un autentico talento che ci aveva appena offerto.

Pr. Daniel Iacobut

 

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Festa delle famiglie nella comunità dei romeni

 

La domenica di 23 ottobre 2011 per alcune famiglie di cattolici romeni che si trovano a lavorare a Roma resterà come un giorno di riferimento grazie alla festa che ha celebrato durante la Santa Messa l'anniversario di 10, o 15 , 20 o 25 anni di matrimonio. L'iniziatore di questo progetto, don Isidor Iacovici il parroco della comunità, ci ha confidato questa tale idea gli è venuto in seguito ai corsi di formazione permanente dei sacerdoti della diocesi di Iasi ma anche dalla celebrazione dell'anno della famiglia della stessa diocesi.

Il momento è stato molto commovente anche per il fatto che, a differenza di tanti anni fa non eravamo solo noi e i parenti, ma accanto a noi erano anche i nostri figli che, in quel momento avevamo promesso di accogliere con amore, se Dio ce li avrà concessi.

E stato anche un momento di bilancio per tutti noi. Don Isidor durante l'omelia ci ha parlato di Gesù che "è venuto tra i suoi, ma i suoi non lo hanno ricevuto" (In 1,11), ma anche di Gesè che in seno alla sua famiglia "cresceva in saggezza, statura e grazia, davanti a Dio e agli uomini" (Lc 2,52).

"I suoi", ci diceva il parroco, siamo noi, i battezzati, sono le famiglie. Lo abbiamo noi ricevuto e lo riceviamo sotto qualsiasi forma Lui scegliesse di venire da noi? Lo riceviamo nei figli che Dio ci manda, nel marito e nella moglie accanto al quale siamo chiamati a comunicare il dono dell'amore? E poi, i nostri figli, crescono a somiglianza di Gesù, in sapienza, statura e grazia, davanti a Dio e agli uomini? Sono loro edificati nella crescita dal esempio dei genitori? Come crescono i nostri bambini oggi? Puè succedere di crescere solo in statura e non in saggezza e grazia? L'Evento è stato celebrato di sei famiglie alla chiesa di Grotte Celoni e da tre famiglie alla chiesa San Vitale. Alla fine, don Isidor ha donato a coloro che festeggiavano le nozze d'argento una benedizione papale e a tutte le famiglie festeggiate delle icone con la Beata Vergine Maria, regina delle famiglie, con il beato Giovanni Paolo II che ha amato molto la famiglia, un rosario per i coniugi e cioccolata per i bambini.

"Santa Famiglia di Nazaret, tu hai emigrato in Egitto, come anche noi siamo dispersi in ogni angolo del mondo. Tu che hai sentito la gioia, ma anche le difficoltà della vita familiare, custodisci e accompagna le nostre famiglie con la presenza sempre amorevole di Gesù, colui che ci ha unito, che ci da forza, che ci rialza dalla caduta, e che vogliamo incontrare un giorno nel suo Regno. Amen"

I coniugi Marina e Mihai BALASCA

 

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Roma: Vescovi romeni in visita per la Festa dell'Immacolata Concezione

 

Giovedi, 8 dicembre, quando festeggiamo la festa padronale della comunità romena di San Vitale, l'arcivescovo metropolita di Bucarest Ioan Robu e il vescovo ausiliare di Iasi, Aurel Perca, hanno visitato la nostra comunità e hanno celebrato insieme a noi l'anniversario della loro consacrazione episcopale. All'evento hanno partecipato molti sacerdoti romeni come anche l'ambasciatore della Romania presso la Santa Sede, Bogdan Tataru-Cazaban, come anche l'ambasciatore della Romania in Italia, Razvan Rusu.

L'atmosfera della festa ci portava col pensiero in Romania e alle nostre comunità di origine: tante persone vestite tradizionalmente, con fiori in mano e il sorriso sulle labbra, che avevano lasciato per un momento la fatica del lavoro per poter festeggiare i loro pastori. All'inizio della solenne Celebrazione Eucaristica, il parroco della comunità, don Isidor Iacovici, ha augurato un caloroso benvenuto ai distinti ospiti, manifestando la gioia dei romeni cattolici di Roma di essere così spesso visitati dai loro vescovi e sacerdoti della Romania. A presiedere la Santa Messa è stato il vescovo Aurel Perca, il quale ha invitato tutti i fedeli a celebrare con devozione e fervore la festa della nostra Madre celeste con il privilegio della sua Immacolata Concezione.

Dopo la proclamazione del Vangelo, l'arcivescovo Ioan Robu ha evocato il dipinto che rappresenta Gesù come colui che bussa ad una porta senza maniglia, dipinto che invita ogni fedele ad aprire dal interno la porta del proprio cuore al Signore. Maria, diceva l'arcivescovo, è stata la prima che, prima nella fede, poi nella materialità del concreto, ha aperto la porta del cuore al Figlio di Dio, ricevendo così anche il titolo di concepita senza macchia.

Alla fine della Santa Messa, con lo stesso entusiasmo, i fedeli hanno cantato "Ad multo annos" ai due vescovi festeggiati, i quali, hanno ringraziato e hanno incoraggiato ognuno di loro di affrontare nella fede le difficoltà di ogni giorno. Mons. Daniele Micheletti, il parroco della comunità italiana, ha fatto uno speciale ringraziamento ai vescovi presenti. E, in fine, la festa si è conclusa con i tradizionali cibi romeni portati con tanta generosità dalle diligenti signore della comunità.

Pr. Felician Tiba

 

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La ricetta per un Natale completo

 

Domenica, 11 dicembre, solo un giorno prima dello Simposio dedicato all'anniversario della morte del vescovo martire Anton Durcovici, dopo la santa Messa delle 16.00, la comunità di "San Vitale" ha vissuto un momento di intesa gioia spirituale regalato dal tradizionale concerto di canti natalizi. Questa momento festivo si trova in continuità con quello di giovedi 8 dicembre, quando la comunità ha celebrato la propria festa padronale, l'Immacolata Concezione, ed ha festeggiato l'anniversario di consacrazione di due vescovi romeni.

La celebrazione della Domenica "Gaudete", la terza domenica d'Avvento, è stato l'adeguato contesto di questa manifestazione alla quale ha partecipato il vescovo ausiliare di Iasi Aurel Perca, il quale nello stesso giorno aveva presieduto la Santa Messa nelle comunità romene di Ladispoli, Grotte Celoni e San Vitale. Infatti, nella sua omelia, il vescovo ha voluto mostrare che la vera gioia si trova lì dove non ci si attacca alle cose materiali ma, sull'esempio di Maria, la vera ricchezza è Gesù Cristo. Dopo la fine della Santa Messa è seguito il concerto di canti natalizi presentato dal coro di giovani della chiesa di San Vitale e dal coro della comunità di Grotte Celoni. Il significato che ha per i romeni che si trovano in "terra straniera" l'ascolto dei canti natalizi con i quali essi sono cresciuti supera di molto la nostra capacità di espressione. Avere, attraverso il canto, davanti agli occhi la mangiatoria di Betlemme, la Madre di Gesù, il giusto Giuseppe, insieme alla neve che gli accarezza, i magi, i pastori, le noci, i dolci, le mele cotogne sulla finestra ti porta ad esultare: " Si avvicina il Natale! Che meraviglioso dono ci fa Dio a Natale! Che bello che esiste Gesù Bambino!".

Questo momento che ha fatto sognare tanti è stato preparato con molta fatica e impegno dai membri dei due cori, sostenuti dal parroco don Isidor Iacovici, dal conduttore del coro dei giovani, don Daniel Iacobut, e dal conduttore del coro degli adulti, sig. Leopold Cadar, come anche dalla sig.ra Marina Balasca.

E affinchè ogni ricetta sia compiuta è necessaria una "ciliegina sulla torta": alla fine dei canti natalizi, don Isidor ha rallegrato i cuori nel suo stile unico con due canti che evocavano la figura così importante della mamma. Alla fine il vescovo Aurel Perca ha ringraziato a tutti i cantanti, ha salutato le autorità civili presenti nel pubblico ed ha fatto a tutti gli auguri più calorosi di un Santo Natale!

Pr. Felician Tiba

 

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Roma: Simposio dedicato alla memoria del vescovo Anton Durcovici

 

Lunedi, 12 dicembre, ha avuto luogo a Roma, nella sala di conferenze dell'Accademia di Romania, il simposio con il tema: "Il vescovo Anton Durcovici (1888-1951) a 60 anni dal martirio", organizzato dall'Ambasciata della Romania in Italia, dalla Ambasciata della Romania presso la Santa Sede e dall'Accademia di Romania in Roma.

Al simposio hanno partecipato l'arcivescovo di Bucarest, Ioan Robu, e il vescovo ausiliare di Iasi, Aurel Perca, come anche il rappresentante diplomatico dello stato romeno in Italia, l'ambasciatore Razvan Rusu, e l'ambasciatore romeno presso la Santa Sede, Bogdan Tataru-Cazaban. La manifestazione è stata moderata dal professore Mihai Barbulescu, direttore dell'Accademia di Romania a Roma, che ha dato avvio al simposio attraverso un suo discorso. Sono seguiti i messaggi dei due ambasciatori presenti nei quali è stata sottolineata l'importanza dell'evento e della personalità del vescovo Durcovici.

Il contenuto propriamente-detto del simposio è stato composto da tre conferenze, dalla visione di un film documentario sulla vita del vescovo martire e in una esposizione di fotografie sullo stesso tema.

La prima conferenza col tema "Il vescovo Anton Durcovici dalla culla al sepolcro" è stata presentata da don Alois Moraru, parrocco romeno e appassionato ricercatore della recente storia romena. Don Moraru ha presentato in grandi linee la biografia del vescovo Anton Durcovici. Attraverso una squisita contestualizzazione della biografia del vescovo martire nel quadro storico e politico del tempo, è stata offerta al pubblico una chiave di lettura dei principali eventi che hanno marcato la sua esistenza.

La seconda conferenza è stata presentata da don Fabian Dobos ed ha avuto come titolo: "Il vescovo Anton Durcovici: modello di fedeltà verso Dio e verso la Chiesa". Nella sua conferenza il relatore ha evidenziato da un lato il significato degli anni passati dal vescovo di Iasi a Roma, e da un altro lato il suo profilo spirituale. Nel discorso si è accentuato la fedeltà del vescovo verso Dio e verso il popolo di fedeli, una fedeltà che non gli ha permesso di scendere a compromessi con il governo comunista e ateista. E stata evocato anche l'atteggiamento pieno di dignità del vescovo davanti alle persone che lo hanno perseguitato e gli hanno inflitto le sofferenze che lo hanno portato alla morte.

La terza conferenza è stata tenuta da don Wilhelm Danca ed ha avuto come titolo: "Il vescovo Anton Durcovici: teologo e pastore". Come un appassionato ricercatore del percorso teologico e culturale del vescovo martire, il conferenziere ha evocato in un discorso bene articolato la sua personalità culturale. L'ampio orizzonte teologico del vescovo, riflessa nello studio dei diversi ambiti della teologia, ma anche l'apertura verso la cultura del tempo, hanno attirato molti intellettuali del Bucarest di quei tempi che hanno trovato in Durcovici un maestro e una guida spirituale. Tale apertura teologica e culturale hanno contribuito in maniera decisiva a al profilo pastorale del sacerdote e del vescovo Anton Durcovici. Una collezione di alcune "perle" del pensiero teologico e pastorale del vescovo martire sono state la degna conclusione della terza conferenza.

E seguita la visione del film documentario che ha aggiunto alcuni elementi al ritratto del vescovo Anton Durcovici, abbozzato dai tre relatori. Il simposio ha evidenziato anche i meriti dello storico Danut Dobos, che ha ricuperato molte informazioni sulla vicenda di questa illustre figura del cattolicesimo romeno. E sata messa in risalto anche la sollecitudine e l'impegno di don Isidor Iacovici, postulatore della causa di beatificazione in corso, per la buona organizzazione dell'evento. La parola conclusiva è toccata all'arcivescovo Ioan Robu, il quale ha ringraziato agli organizzatori e ai partecipanti. Facendo allusione al mistero che ancora avvolge il luogo preciso del sepolcro del nostro vescovo, l'altro prelato ha evidenziato per contrasto il carattere di "voce" del simposio appena concluso. La memoria del vescovo Anton Durcovici rimarrà viva quanto tempo esisteranno delle "voci" che la racconteranno alle generazioni avvenire.

Pr. Iosif Antili

 

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