Il vescovo ausiliare Giuseppe Marciante in visita alla comunità romena

 

Domenica, 8 gennaio 2012, sua eccellenza Giuseppe Marciante, vescovo ausiliare della diocesi di Roma, responsabile con il settore est della città, è stato presente nella comunità dei romeni cattolici di Grotte Celoni, come risposta all'invito rivolto dal parroco della comunità, don Isidor Iacovici.

Sono stati presenti il mons. Pierpaolo Felicolo, responsabile con l'Ufficio per i migranti del Vicariato di Roma, il parroco della comunità italiana, don Alberto Papotti, come anche il viceparroco di questa comunità, il sacerdote romeno, don Benoni Ambarus.

Il vescovo è un fervente sostenitore della causa dei romeni presenti in Italia. Varie volte ha espresso il suo desiderio di incontrare la comunità romena, della quale ha detto che può solo dire di bene: "Sono persone che lavorano, di parola, buoni professionisti nel loro lavoro. Quando ero parroco, ha aggiunto il vescovo, i romeni mi hanno tirato fuori da molti problemi, aiutandomi a risolvere tutte. E proprio perchè siete diversi, l'Italia, Roma ha bisogno di voi. Per noi voi siete importanti!" Per quanto riguarda l'inno "Grande vincitore della morte" che normalmente si canta nella comunità dei romeni, il vescovo ha detto che "se si riuscisse di introdurlo come parole e anche come canto nella diocesi di Roma, sarebbe una grande cosa e i romeni si potrebbero imporre come una comunita potente che sa rispettare e che e un vero esempio di fede".

Nel suo ringraziamento, don Isidor Iacovici ha mostrato la sua la sua gioia che, nonostante i romeni fossero lontani dalla loro casa, quando in mezzo a loro si trova il pastore loro si sentono in comunione con tutti e con il Signore Gesù. Alla fine della Santa Messa, la comunità ha offerto al vescovo un'icona che rappresenta la Beata Vergine Maria, icona con la quale ha benedetto i presenti.

 

Chi è mons. Giuseppe Marciante?

E nato a Catania, il 16 luglio 1951. Ha studiato la filosofia nel Seminario San Paolo di Catania, dopo di che ha ottenuto la licenza in teologia nella Università Gregoriana a Roma. E stato ordinato sacerdote il 5 ottobre 1980 per l'arcidiocesi di Catania e dal 1 luglio 1993 si è incardinato nella diocesi di Roma. Dopo che è stato per molti anni viceparroco e parroco a Roma il 11 luglio 2009 è stato consacrato vescovo ausiliare di Roma, il settore Est, con il titolo di Vescovo di Tagora.

 

Don Felician Tiba

 

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Giornata mondiale del migrante a Roma

 

Domenica, 15 gennaio, la comunita romena di Roma ha partecipato attivamente nella celebrazione della Giornata mondiale del Migrante e del Rifugiato. Insieme a rappresentanti delle altre comunità etniche presenti nella Città Eterna, i membri della nostra comunità guidati da don Isidor Iacovici sono stati presenti ai due momenti che hanno segnato la giornata: la preghiera dell'Angelus con il Santo Padre Benedetto XVI in piazza San Pietro e la Santa Messa delle comunità dei migranti a Roma alle ore 16.00 nella Chiesa di Santo Spirito in Sassia.

Dopo che abbiamo pregato l'Angelus insieme al papa, abbiamo ricevuto con gratitudine il saluto speciale che lui ci ha rivolto. Parlando sugli migranti, il papa Benedetto ci ha detto che questi "non sono dei numeri", ma essere umani "che cercano un luogo dove vivere in pace". Per questo nei loro confronti "occorre esercitare concretamente la solidarietà e la carita cristiana". Con queste parole semplici e profonde il papa a riaffermato la cura della Chiesa per i migranti, come anche il fatto che per loro è necessario un atteggiamento di "testimoni autentici del Vangelo, non solo con la preghiera ma anche con le azioni". Il Santo Padre ha ricordato poi il messaggio che ha indirizzato con questa occasione, nel corso del quale il fenomeno della migrazione viene considerato come un'opportunità per la nuova evangelizzazione. In effetti, i migranti non devono considerarsi solo destinatari della cura della Chiesa, ma anche protagonisti della evangelizzazione, portando li dover arrivano la buona notizia della fede in Cristo Gesu.

Nutriti di queste parole, abbiamo poi partecipato alla Santa Messa delle comunità dei migranti a Roma, ospitata nella Chiesa Santo Spirito in Sassia. Alla Santa Messa, presieduta dal vescovo Zygmund Zimowski, presidente del Consiglio Pontificale per la pastorale sanitaria, ha partecipato un grande numero di sacerdoti, tutti impegnati nella cura d'anime dei migranti. Accanto agli altri partecipanti anche la nostra comunità è stata attiva nell'animazione delle letture e dei canti, aiutando i romeni presenti nella Chiesa di sentirsi a casa e nello stesso tempo di essere veramente "cattolici", cioè uniti con tutti gli altri dall'appartenenza alla stessa Chiesa Cattolica. Il vescovo ci ha incoraggiati nella sua omelia, di lasciarci convertire dalla chiamata di Dio e di assumerci le responsabilità verso noi stessi, verso gli altri e verso la Chiesa in genere. Alla fine della Santa Messa i rappresentanti della nostra comunità hanno continuato la festa attraverso un agape fraterna, esprimendoci così la gioia di sentirci membri della grande famiglia della Chiesa.

 

Don Daniel Iacobuþ

 

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Celebrazione ecumenica nella comunità romena

 

Domenica, 22 gennaio, nella chiesa San Vitale a Roma si è tenuto una celebrazione ecumenica nel quinto giorno dell'ottava per l'unità dei cristiani.

Hanno partecipato accanto al parroco della comunità dei romeni cattolici, don Isidor Iacovici, il mons. Anton Lucaci, colui che ha presieduto la celebrazione, don Cristian Crisan con il coro dei seminaristi greco-cattolici del Collegio Pio Romeno, il padre Atanasie Rusnac, il vicario dell'eparchia romena ortodossa in Italia, il padre Augustin Gheorghiu, consiliere episcopale, il mons. Daniele Micheletti, parrocco della comunità italiana, alcuni sacerdoti presenti a Roma per studiare, sua Ecc.za Bogdan Tataru-Cazaban, ambasciatore della Romania presso la Santa Sede, sua Ecc.za Razvan Rusu, l'ambasciatore romeno in Italia, e un grande numero di fedeli di tutte le confessioni.

Parlando del ruolo di ogni cristiano per quanto riguarda l'ecumenismo, il mons. Anton Lucaci ha citato uno dei motto degli scout: "io e l'altro, io con l'altro, io per l'altro. Per quanto riguarda l'ecumenismo io e i fratelli, io con i fratelli e io per i fratelli". E in conclusione, per finire con una citazione proveniente dallo stesso ambiente, ha affermato: "La missione di un scout è di lasciare un mondo migliore di quello che ha trovato. La nostra missione, dei cristiani, è di lasciare l'umanità se non pienamente unita, così come diceva Gesù "che tutti siano una sola cosa" (In 17,21), al meno lasciarlo un po' più unita".

Attraverso il canto e la preghiera, tutti i presenti, sacerdoti, autorità, cristiani semplici, tutti insieme abbiamo implorato da Dio il dono dell'unità. Sia che il Dio Unitrino, faccia unire in un solo animo, una sola fede, speranza e carità, tutto quello che ora è divisato.

 

Don Felician Tiba

 

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Roma: sulle orme della prima comunità cristiana

 

Giovedì, 26 gennaio, una parte della comunità romena cattolica di Roma ha partecipato accanto alle comunità dell'America Latina, Bangladesh e Malgascia ad un pellegrinaggio della fede sulle orme della prima comunità cristiana. L'invito è stato rivolto dall'Officio per i migranti del Vicariato di Roma ed è stato realizzato con l'aiuto delle guide e dei pullman speciali messi a disposizione dall'Opera Romana Pellegrinaggi. Il gruppo della comunità romena è stato accompagnato da don Isidor Iacovici, il parroco della comunità romena e da don Felician Tiba.

Il primo obiettivo turistico visitato è stata la prigione dove è stato chiuso l'apostolo Pietro quando si trovava a Roma. Dopo questo ci abbiamo potuto vedere l'intero Foro Romano, con la Via Sacra che conduce verso il Campidoglio, il Tempio delle Vestali, il Tempio di Giulio Cesare, la Basilica Emilia, che fungeva da tribunale civile, il Tempio di Saturno (il più antico di Roma), l'arco di Sepitmius Sever e il Palatino. Nel tragitto verso la basilica San Giovanni in Laterano abbiamo potuto ammirare il Palazzo Venezia, la Colonna di Traiano, l'Altare della Patria, la Piazza del Campidoglio con la sede attuale del sindaco di Roma, le Terme di Caracalla e il Colosseo. La meta finale del pellegrinaggio e stata la basilica di San Giovanni in Laterano con gli obiettivi ad essa vicini: la Scala Santa, il Battistero e la Pontificia Università Lateranense. Il pellegrinaggio si è concluso con la celebrazione eucaristica nella Basilica celebrata da don Isidor Iacovici,. Ad essa hanno concelebrato don Felician Tiba e don Joseph Rabenirina, cappellano e rappresentante della comunità di Malgascia.

Alla fine alcuni dei pellegrini ci hanno lasciato le loro impressioni:

- "Anche se sono a Roma da più di 10 anni, non ho creduto che ci possano essere cosi tante cose belle" (Maria).

- "Mi ha molto impressionato il crocifisso del carcere dove era san Pietro. Qualcosa di unico!" (Valeria)

- "E commovente camminare sulle orme di coloro che sono vissuti ormai mille o due mila anni fa. Si, una profonda emozione mi avvolge" (Ana).

- "E valsa la pena di lasciare il lavoro per un pomeriggio. Così mi sono arricchita spiritualmente" (Alina).

- "Ho aspettato con impazienza la Santa Messa nella Basilica di S. Giovanni. Quanti non avrebbero voluto essere anche loro presenti qui con noi..." (Gema)

 

Uno dei pellegrini

 

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Roma: l'incontro delle persone consacrate con il vescovo Petru Gherghel

 

Domenica , 5 febbraio, nella Chiesa San Vitale di Roma si è celebrata la Giornata delle persone consacrate. Una particolare impressione ha fatto la presenza del vescovo di Iasi, mons. Petru Gherghel.

Dopo che ha celebrato la Messa nella comunità dei romeni di Grotte Celoni, il vescovo Petru Gherghel è stato presente anche alla S. Messa che celebrava la vita consacrata. A tale momento festivo hanno partecipato un grande numero di sacerdoti, suore e frati, che hanno risposto con generosita all'invito di don Isidor Iacovici, il parroco della comunità romena, per vivere ancora più intensamente la loro donazione a Dio.

L'incontro è iniziato con l'adorazione eucaristica nella quale si è reso grazie a Dio per il dono della vita consacrata. Subito è seguita la celebrazione eucaristica presieduta da vescovo di Iasi. Hanno concelebrato mons. Anton Lucaci, responsabile con il programma in romeno della Radio Vaticana, mons. Pier Paolo Felicolo, direttore dell'officio per i migranti del Vicariato di Roma, mons. Daniele Micheletti, il parroco della comunità italiana, e ma anche tanti sacerdoti religiosi e diocesani.

"Chi consacra con gioia la sua vita al servizio di Dio e del prossimo trova la vera gioia". Questo è uno dei messaggi che il vescovo ha indirizzato a tutti i presenti nella sua omelia. In riferimento alle parole del libro di Giobbe che descrivono la sua sofferenza, è stato ricordato che anche nella vita consacrata non mancano i momenti di prova, di difficoltà. Ma, nonostante queste, il Signore ci è vicino, e proprio in queste situazioni. In quei momenti, anche se noi non lo vediamo Lui ci porta nelle sue braccia e ci conduce verso il bene. Il vescovo, condividendoci l'esempio di alcune persone consacrate piene di entusiasmo incontrate nel corso degli anni, ci ha esortato di avere sempre fiducia nel Signore, offrendo a Lui la vita in tutte le sue dimensioni. In conclusione ha manifestato l'apprezzamento della Chiesa per la testimonianza delle persone consacrate, incoraggiandoli di continuare questa loro missione nel mondo di oggi.

Nel messaggio indirizzato al vescovo Petru Gherghel e alle persone consacrate, il padre Marius Balha ha sottolineato la bellezza della vita consacrata e soprattutto la bellezza di vivere quel momento di gratitudine al Signore in comunione con il proprio pastore. Infatti, sui volti delle persone si poteva leggere la gioia di questo incontro nel Signore. L'evento si è concluso con un momento di comunione fraterna.

 

Padre Iulian Butnaru, DFP

 

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Roma - il cardinale vestito con il mantello nero

 

Quando è arrivato il suo momento di ricevere le insegne del cardinalato, la sua Beatitudine, Lucian Muresan, ha salito con difficoltà verso il Santo Padre. Si tratta della cerimonia per la creazione di ventidue cardinali sabato, 18 febbraio. Arrivando davanti al Santo Padre, si è chinato con umiltà e sorridendo ha accettato la "croce" del cardinalato. Alcuni o chiamano dignità, ma in realtà è un peso in più che si aggiunge alla croce già accettata nell'ordinazione presbiterale ed episcopale.

Quello che era diverso al "nostro cardinale", era il suo mantello. Tutti i cardinali erano vestiti nella porpora caratteristica, solamente lui, il cardinale romeno portava sopra un mantello nero. E i curiosi si sono subito chiesti: "perché?", "perché è diverso il cardinale romeno?". E la risposta è arrivata solamente a coloro che sono andati avanti con le domande. Si trattava di un abito specifico al rito orientale, niente di più. Il mantello di sua Eminenza però è qualcosa di più che un abito caratteristico della Chiesa Greco Cattolica. Li, davanti al Santo Padre, il nuovo cardinale ha portato una volta con il suo mantello nero tutta la sofferenza della Chiesa Greco - Cattolica romena, della Chiesa Romano-Cattolica, quella dei romeni in genere. Ha portato le chiese che non sono state ancora restituite, il peso del modernismo e del libertinaggio che gradualmente arrivano anche in Romania. Ha portato i bambini non partoriti, le famiglie divise, tutti coloro che per una vita migliore hanno emigrato. Ha portato la sofferenza di un intero popolo. E questo solamente in un mantello.

Tra quelli presenti, venuti a sostenerlo e ad essergli vicini, sono stati tantissimi fedeli ma anche tanti sacerdoti e vescovi, tra i quali c'erano anche l'arcivescovo metropolita di Bucarest Ioan Robu e il vescovo di Iasi, Petru Gherghel. Sempre li, accanto ai vescovi anche don Isidor Iacovici, presente per rappresentare tutti i cattolici romeni di Roma e tutti coloro che avrebbero voluto essere presenti, ma non c'erano.

Il giorno seguente, domenica 19 febbraio, nella stessa basilica papale è stata celebrata la Santa Messa dal Santo Padre Benedetto XVI insieme ai 22 nuovi cardinali. Per questo evento erano nuovamente presenti i due vescovi romano-cattolici romeni e, per mezzo di loro, tutti i fedeli romano-cattolici della Romania. Un alto momento importante è stato il saluto del papa a tutti i pellegrini della Romania nella nostra lingua.

Come ringraziamento a Dio per il nuovo cardinale è stata celebrata una S. Messa nella comunità romena di San Vitale dove accanto ai vescovi menzionati hanno concelebrato il parroco della comunità, don Isidor Iacovici, il responsabile per l'ufficio dei Migranti a Roma, mons. Pierpaolo Felicolo, il coordinatore nazionale per la cura pastorale dei romeni in Italia e un grande numero dei sacerdoti presenti per studia a Roma.

I fedeli della comunità hanno vissuto cosi il compimento di quelle intese giornate: dopo che una parte di loro hanno cantato giovedi in San Pietro ad una S. Messa concelebrata da dieci cardinali e 70 vescovi, dopo che anno partecipato alla creazione dei nuovi cardinali, alcuni vestiti con gli abiti tradizionali, si sono uniti ai vescovi presenti per ringraziare Dio per il dono fatto al nostro paese nella persona del cardinale Lucian Muresan. Alla fine della Santa Messa, commosso, il vescovo Petru Gherghel ha rafforzato le parole di fede dell'omelia di sua Ecc.za Ioan Robu e ha aggiunto: "Abbiamo vissuto momenti di vera grazia. Ringraziamo Dio e alla Beata Vergine Maria!".

Don Felician Tiba

 

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La bellezza del lavoro e della giovinezza: in visita al santuario di San Gabriele dell'Addolorata

 

Nel primo giorno del mese dei fiori, i giovani di San Vitale, insieme ai sacerdoti che li accompagnano a Roma, don Daniel Iacobut e don Felician Tiba, si sono indirizzati per vivere il giorno del 1 Maggio in un modo speciale. La sorpresa che ci ha fatto don Isidor Iacovici si è svelato a essere un pellegrinaggio al santuario di San Gabriele dell'Addolorata, al Gransasso. Anche se non è potuto venire con noi, il parroco ci ha salutati augurandoci un buon viaggio e una bella giornata.

Siamo quindi partiti tutti con tanta gioia e con il proposito di conoscere meglio noi stessi e gli altri. Il tempo del viaggio è volato via perchè lo abbiamo riempito di canti, foto, presentazioni ma anche con la prima parte del film sulla vita di San Gabriele. Siamo quindi arrivati in un luogo con l'aria pulita e fresca grazie alle montagne che si nascondevano tra le nuvole, un luogo pieno di fede, grazie agli innumerevoli gruppi di pellegrini.

Siamo rimasti tutti meravigliati dalla bellezza dei due santuari: due perchè inizialmente la tomba di San Gabriele stava nella Chiesa più antica. Ora abbiamo potuto vederla nel grande nuovo santuario. Dopo che abbiamo pregato davanti alla tomba, abbiamo potuto conoscerlo meglio vedendo anche la stanza nella quale ha trascorso gli ultimi momenti della sua vita, il museo riempito degli ex-voto che testimoniano le grazie ricevute attraverso l'intercessione del santo, il coro e le altre immagini che raffiguravano episodi della sua vita.

Il centro della giornata è stato l'incontro con il Cristo Risorto nella S. Messa celebrata nel vecchio santuario. Grazie all'omelia di don Feliciano ci si siamo fermati a meditare sul significato della giovinezza e del lavoro. Il lavoro e l'amore sono i due piedi che servono all'uomo per camminare. L'uomo ha bisogno del lavoro, ma senza dimenticare che si lavora per vivere e non si vive per lavorare. E stata una bella riflessione per noi giovani nel giorno nel quale festeggiavamo San Giuseppe lavoratore.

Una volta che le nostre anime sono state nutrite siamo passati al cibo per il nostro corpo: il pranzo tanto desiderato e atteso. L'erba verde, l'ombra, l'aria fresca, lo zaino con il cibo e tutti insieme: la ricetta ideale per un pranzo di festa. La nostra giornata è continuata con una passeggiata nel bosco, tra alberi e gocce di pioggia, che ci ha ricordato dei nostri sentieri di casa. Dopo che si siamo anche un po' bagnati, abbiamo ripreso il nostro viaggio verso casa, con l'animo pieno di esperienze uniche. Ciascuno portava con sè un "qualcosa" che gli è rimasto nel cuore, che l'ha toccato. Il viaggio di ritorno è stato altrettanto giovanile: abbiamo cantato, abbiamo pregato e anche finito di vedere il film sulla vita del santo patrono della gioventu cattolica. Ringraziamo il nostro Signore per la bellissima giornata e anche a don Isidoro per il dono che ci ha fatto.

Alexandra Cojan

 

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I romeni di Roma in pellegrinaggio al Santuario dell'Addolorata

 

Dopo che il 1 maggio, i giovani romeni cattolici di Roma hanno partecipato al pellegrinaggio al Santuario di San Gabriele dell'Addolorata, domenica 6 maggio 2012 è arrivato il turno della comunità adulta. Questa volta pero la destinazione è stata diversa, poichè siamo partiti verso Molise, località dove si trova il Santuario della Madonna di Castelpetroso.

Trattandosi di un pellegrinaggio, la stessa partenza, benedetta dalla presenza di don Isidor Iacovici, il parroco della comunità, è stata posta sotto il segno della preghiera e dell'accettazione di tutte le piccole inconvenienze del viaggio. Siamo arrivati a Molise dopo circa 3 ore di pullman, e lì, ai piedi della montagna, coperto tra le nuvole, ci ha accolti il meraviglioso santuario dedicato alla Madonna Addolorata. La sua forma portava il pensiero verso il cuore di Maria trafitta dalle sette spade, simbolo dei suoi sette dolori. Nella chiesa, la statua che la raffigura accanto al Figlio morto, aspetta i pellegrini, che salendo da un lato e scendendo dall'altro imitavano in un certo modo la salita e la discesa del Calvario.

Dopo che abbiamo celebrato la Santa Messa, il gruppo seguito da don Felician Tiba ha percorso la "Via Matris", una parente della Via crucis, che contempla i sette dolori della Madonna, stazioni che culminano con il luogo dell'apparizione dell'Addolorata, vicino al Figlio morto. Le apparizioni sono avvenute il 22 marzo 1888. Il compimento di tutto è stata la benedizione finale, ricevuta davanti alla grotta. Al ritorno siamo stati comunque accompagnati dalla preghiera e dai canti alla Vergine Maria. E siamo ritornati a Roma, dove il pellegrinaggio quotidiano continua.

Don Felician Tiba

 

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La Prima Comunione - Grotte Celoni - 27 maggio 2012

 

Domenica, 27 maggio 2012, nella festa di Pentecoste, nella chiesa di Roma - Grotte Celoni, un gruppo di 14 bambini hanno ricevuto per la prima volta il sacramento dell'Eucaristia.

La nostra storia comincia lontano, nelle città o paesi della Romani, li dove prima che noi nascessimo si sono conosciuti i nostri genitori. Prima è stato il loro matrimoni, poi il nostro battesimo, e adesso la Prima Comunione. In questa festa, ci sarebbe piaciuto molto di avere vicino i nostri noni. Probabilmente alle bimbe avrebbe piaciuto di vestirsi in piccole spose, ma, qui in Italia, si usa di vestire questi vestiti bianchi, belli, che vedrete nelle foto.

Puo darsi che mamma o papa avrebbero desiderato che anche noi potessimo ricevere Gesù per la prima volta nella stessa chiesa dove anche loro tanto tempo fa hanno ricevuto la prima comunione, ma, ora che siamo da tanto temo in Italia, lo abbiamo ricevuto qui.

Ma la celebrazione è stata come "a casa". Anche se, questa parola noi l'abbiamo imparata dai nostri genitori, poichè la pronunciano ogni giorno. Perchè noi..., noi siamo qui di casa.

Ha celebrato don Isidor Iacovici, il nostro parroco, accompagnato da due sacerdoti ospiti, don Egidiu Condac e don Marius Adam. Ci siamo rallegrati di vederli, soprattutto perchè venivano dalla Romania, lì dove noi andiamo di solito nel mese di agosto con i nostri genitori.

Nell'omelia don Isidor ci ha chiesto dal catechismo. Probabilmente voleva vedere se siamo davvero preparati! Certamente che lo eravamo perchè la catechesi è durata più di mezzo anno. Infatti ringraziamo a sr. Maria-Ingrid Arbonos, dalla congregazione "Figlie e Figli del Cuore Immacolato di Maria", e alla catechista Adriana Solomon, che ha avuto tanta pazienza con noi in questo tempo. Sinceramente non è stato facile, perchè noi studiamo a scuola in lingua italiana, abbiamo amici italiani, e abbiamo dovuto imparare le preghiere e le principali verità di fede in lingua romena. Ringraziamo loro e anche al nostro parroco perchè hanno avuto tanta fiducia in noi.

Poi è arrivato il momento di ricevere per la prima volta Gesù nella santa comunione. Ero tanto emozionato, che non mi ricordo più se ho risposto "Amen" quando il sacerdote mi ha detto "Il corpo di Cristo". Quello che ci siamo proposti alla fine di questo giorno cosi bello della nostra vita è stato di continuare il cammino iniziato. Vogliamo infatti ricevere sempre più spesso Gesù nel nostro cuore, essere obbedienti ai nostri genitori affinchè essi siano fieri di noi.

Da qui da Roma, lontano da quella che i nostri genitori e voi chiamate "casa", salutiamo tutti e rimaniamo sempre uniti nella preghiera e nel ricevere Gesù nella Santa Comunione.

Ale, uno dei bambini.

 

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Roma: il vescovo di Iasi Petru Gherghel visita la comunità romena cattolica

 

"Eccellenza, in Romania non sono mai riuscito a dare la mano con Lei; qui invece sono contento che l'ho potuto salutare da vicino e chiederle di pregare per noi che siamo così lontani da casa!". Così è iniziata la visita del mons. Petru Gherghel, vescovo di Iasi, alla comunità romena cattolica di Roma.

Era la domenica di 24 giugno, nella festa della nascita di San Giovanni Battista.

In un caldo torrido, i fedeli cattolici romeni, vestiti da festa, sono venuti alla santa messa per vedere e salutare il vescovo romeno. Questo è avvenuto anzitutto nella comunità della periferia romana di Grotte Celoni. Nel pomeriggio il vescovo è venuto alla S. Messa nella chiesa di San Vitale, durante la quale don Daniel Iacobut ha salutato la comunità, dopo aver trascorso tre anni aiutando don Isidor nella sua cura pastorale, soprattutto per quanto riguarda i giovani.

La festa dedicata al profeta che collega l'Antico Testamento dal Nuovo, il predecessore di Gesù. Per questo il vescovo ha sottolineato nell'omelia la missione di ogni cristiano di essere profeta, di essere un vero testimone della fede nel proprio ambiento di vita.

Alla fine della S. Messa, don Isidor Iacovici ha voluto ringraziare in modo particolare al vescovo per la sua cura verso tutti i suoi fedeli. Inoltre, il parroco ha ricordato che il mons. Petru Gherghel è responsabile all'interno della Conferenza dei vescovi della Romani con i migranti e questa sua visita manifesta il suo desiderio di essere sempre presente accanto a quelli non vivono più nel proprio paese. Questa è anche l'occasione di incontrare il pastore che ha cresimato loro e i loro figli, oppure ha ordinato i sacerdoti che gli sono stati vicini in tutti i momenti della loro vita di emigranti.

E poiché, don Daniel Iacobut, dopo tre anni di studio, deve lasciare Roma per tornare a casa, il parroco ha voluto ringraziarli in modo speciale per l'aiuto dato cu disponibilità e semplicità nella cura pastorale dei romeni cattolici. Nello stesso tempo, la comunità, soprattutto i giovani, hanno rivolto il loro saluto a don Daniel ringraziando per tutti i momenti vissuti insieme, che sono stati stampati in un album regalatogli con questa occasione.

La fine della giornata è stata segnata dalle tradizionali "sarmalute" in foglie di vite, dall'insalata russa e dal dolce offerto con tanta generosità dalle signore della parrocchia, che, anche se lontane da casa, hanno saputo offrire il sapore delle cosi di "casa".

Don Felician Tiba

 

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Vaticano: il Vescovo Anton Durcovici, un passo più vicino agli altari
Il vescovo di Iasi Anton Durcovici - "Positio Super Martyrio"

 

"Desideriamo baciare le catene di coloro che, imprigionati ingiustamente, piangono e si rattristano per gli attacchi contro la religione, per la distruzione delle sacra istituzioni, per la salvezza eterna del popolo minacciato per un tale pericolo, e ancora di più per le proprie sofferenze e per la libertà perduta". Queste parole, pronunciate il 27 marzo 1952 dal papa Pio XII, ci mostrano l'atteggiamento del Santo Padre verso i martiri della Chiesa di Cristo e, implicitamente, verso i martiri della nostra Chiesa romena.

Trattando della causa di beatificazione del vescovo di Iasi Anton Durcovici, desideriamo fare la seguente precisazione: un processo di beatificazione si sviluppa in due tappe: quella diocesana e quella romana.

La tappa diocesana è cominciata a Iasi attraverso il decreto del vescovo Petru Gherghel il 25 marzo 1997 e si è chiuso il 11 settembre 1999, quando il dossier è stato mandato a Roma alla Congregazione per le cause dei Santi.

Dopo che la Congregazione, studiando il dossier, ha validato il processo svolto a Iasi, è stato nominato un relatore nella persona del padre Zdzislkaw Kijas, OFMConv. Insieme con il postulatore della causa nominato dal vescovo Petru Gherghel si è compiuta la redazione della Positio. In questo libro (Positio) sono presentati i documenti personali, la biografia, i documenti processuali e il rapporto della commissione dei storici sulla vita, le attività, e soprattutto sulle virtù e sul martirio del vescovo di Iasi, Anton Durcovici. Sono presentate in seguito le testimonianze di coloro che hanno conosciuto da vicino il vescovo.

Un ruolo fondamentale nella Positio appartiene al martirio materiale e formale tanto dalla prospettiva del persecutore, quanto dall'ottica del perseguitato. Questo significa concretamente rilevare come è avvenuta la persecuzione dalla parte del sistema comunista e come è resistita la Chiesa e il vescovo martire contro coloro che avrebbero voluto dividere i cristiani romano-cattolici e greco-cattolici dalla Santa Sede.

Tale lavoro, la Positio, è stata presentata il 25 giugno 2012 a sua Eminenza il cardinale Angelo Amato, il prefetto per la Congregazione delle Cause dei Santi, dal vescovo di Iasi, Petru Gherghel, accompagnato da don Isidor Iacovici, il postulatore della causa. Il cardinale Amato ha parlato dei martiri della persecuzione comunista come degli autentici martiri dell'evangelizzazione dei popoli.

Giustamente, il vescovo Anton Durcovici, insieme a tutti gli altri testimoni della fede che sono morti nelle prigioni comuniste per amore di Cristo e del Vangelo, posssono essere considerati martiri del secolo ventesimo.

Da questo momento, il lavoro presentato al Prefetto della Congregazione sarà sottoposta all'analisi dei teologi, della commissione formata da vescovi e cardinali, lasciando però l'ultima parola al Santo Padre.

Con il suo esempio, il vescovo Anton Durcovici ci mostra che il Vangelo di Cristo può essere vissuto da tutti gli uomini di tutti i tempi. Grazie al suo martirio, la Chiesa locale di Iasi continua il suo cammino nella storia, confidando che una Chiesa nata sotto la croce di Cristo può crescere e svilupparsi anche in mezzo alle persecuzioni. Questa speranza è stata rafforzata nel popolo romeno dalle parole del beato Giovanni Paolo II nel secondo giorno della sua visita in Romania nel 1999: "le vostre catene sono la gloria della Chiesa: la verità vi ha fatto liberi! Hanno cercato di togliervi la libertà, di opprimervi, ma senza successo. Siete rimasti liberi interiormente anche se eravate in catene; liberi anche se eravate nel pianto; liberi anche se le vostre comunità sono state colpite e profanate. Sono venuto per portare il mio omaggio al popolo romeno, ai fratelli e alle sorelle che hanno santificato questa terra con la loro testimonianza di fede, un popolo cristiano fiero della sua identità, difesa a caro prezzo".

Sosteniamo quindi questo processo di beatificazione attraverso le nostre preghiere quotidiane alla Provvidenza divina per l'intercessione del Cuore Immacolato di Maria, alla quale il vescovo Durcovici ha affidato la Diocesi di Iasi e l'intera Chiesa della Romania.

Don Isidor Iacovici, postulatore

 

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