Il coordinatore pastorale in Italia delle Comunità cattoliche romene di rito latino, nominato nel 2002 per un quinquennio dal Consiglio Episcopale Permanente della Conferenza Episcopale Italiana, è mons. Anton Lucaci. Egli è stato per molti anni professore di Diritto Canonico e di Teologia Dogmatica al Seminario Maggiore della diocesi di Iași. Dopo 1990 si è impegnato con pro-fessionalità nel programma romeno della Radio Vaticana e ha assicurato per diversi anni l'assistenza spirituale dei connazionali particolarmente nella diocesi di Roma. Di grande importanza fu il suo contributo alla preparazione e in parte anche allo svolgimento della storica visita di Giovanni Paolo II in Romania ( 7-9 maggio 1999).

Una comunità cattolica romena di rito latino a Roma

(Per la prima volta nella storia)

Sin dai primi decenni del secolo scorso esiste un luogo a Roma, la chiesa del San Salvatore alle Coppelle, nella zona antica di Campo Marzo, dove si riunisce tuttora la comunità dei romeni greco-cattolici. Invece i romeni cattolici di rito latino sono arrivati in gran numero soltanto dopo 1990, quando cominciarono le grandi ondate di migranti verso i Paesi dell'Occidente e non solo. Prima di tale data, l'assistenza spirituale dei pochi romeni cattolici latini, che mai riuscirono di formare una comunità, è stata assicurata da diversi sacerdoti rimasti nell'Urbe dopo la guerra. Di questi è doveroso menzionare: padre Petru Tocanel, OFMC, illustre professore di Diritto Canonico presso diverse Università Pontificie e in particolare alla Pontificia Università Lateranense, padre Bonaventura Morariu OFMC, don Petru Cadar, sacerdote diocesano, padre Eldo Boriatti OFMC, tutti provenienti dalla diocesi di Iași. Sono loro che insieme ad alcuni sacerdoti greco-cattolici hanno offerto ai fedeli di rito latino la disponibilità per la cura non solo spirituale ma, per quanto possibile, anche materiale, poiché la maggior parte dei romeni cattolici latini giunti a Roma erano piuttosto di passaggio verso altri Paesi, come gli Stati Uniti d'America e il Canada. Di alcuni di questi sacerdoti conosco bene la grande dedizione con cui si sono adoperati per venir incontro a diverse persone, in fuga, sprovviste di tutto, e perciò mi sembra doveroso di ricordarli con una preghiera di ringraziamento e di suffragio, ora che tutti sono nella casa del Padre.

Per quanto riguarda i romeni cattolici di rito latino arrivati a Roma dopo 1990, all'inizio era difficile di trovarli. Si facevano vedere ai centri della Caritas o d'ascolto presso le parrocchie, alle mense e nei parchi della città. La stra-grande maggioranza era formata da giovani, ragazzi e ragazze, ma anche uomini sposati, alcune donne e qualche coppia, tutti in cerca di lavoro e tanti di essi in condizioni materiali molto precarie. Inizialmente l'assistenza spirituale si svolgeva presso le chiese proposte dalla "Caritas" per i gruppi etnici, in preparazione al Natale e alla Pasqua. Ulteriormente, per alcuni anni, sempre prima delle feste di Natale o dell'Epifania come anche di Pasqua, i cattolici latini hanno avuto l'occasione di partecipare alla Santa Messa celebrata per loro nelle varie chiese: nella Basilica dei Dodici Apostoli, nella chiesa Santa Maria del Rosario nella zona Prati e poi in altre chiese, tra cui una nella zona Flaminia. Di grande aiuto nel riunire i nostri cattolici sono stati in modo particolare i seminaristi francescani conventuali, poi diventati sacerdoti, nonché i sacerdoti diocesani studenti presenti a Roma. Una valutazione per quanto riguarda i primi immigrati romeni: la maggior parte di loro aveva una buona preparazione intellettuale e, si può dire che anche una profonda fede portata dalle parrocchie d'origine. Quasi tutti provenivano dalla diocesi di Iași, alcuni dall'arcidiocesi di Bucarest, e un piccolo gruppo di fedeli che si dicevano essere cattolici latini di lingua romena della diocesi di Satu Mare.

Finalmente, una chiesa stabile per la comunità romena dei cattolici latini a Roma. Dopo alcuni tentativi in diverse chiese romane, di celebrare ogni domenica la Santa Messa, nella primavera del 1996 i padri della Congregazione dei Chierici Regolari della Madre di Dio hanno generosamente messo a disposizione della nostra comunità la loro Chiesa di Santa Maria in Portico, in Piazza Campitelli, con la S. Messa alle 15.30. Si trattava di un'ora pomeridiana, forse non conveniente per tutti, ma comunque, in una chiesa centrale fra Piazza Venezia, Campidoglio e Tevere, facilmente da trovare: per noi, una vera chiesa cattedrale per grandezza e bellezza. La chiesa si è riempita quasi sin dalle prime domeniche. Ad essa facevano riferimento i nostri fedeli residenti a Roma e nei dintorni. Qui hanno collaborato con tanto zelo diversi giovani sacerdoti francescani nonché alcuni diocesani, tutti studenti nell'Urbe. Non intendo nominarli perché temo di omettere qualcuno dei tanti che hanno servito la nostra comunità. Comunque, insieme al parroco, padre Davide Carbonaro si è presto deciso di informare l'ufficio "Migrantes" del Vicariato. Grande fu la sorpresa del rappresentante per i migranti quando venendo in visita trovò una comunità ben formata con circa oltre 500 fedeli romeni per la Messa domenicale: una Messa concelebrata in romeno e vivamente partecipata, con tutta l'assemblea che risponde e canta, coro e 4-5 giovani organisti e la presenza, quasi sempre, di due o tre sacerdoti ai confessionali. Non meno commoventi furono le visite e le concelebrazioni presiedute da diversi vescovi romeni, e per primo S.E. Mons. Petru Gherghel della Diocesi di Iași, il vescovo di Chișinău nella Repubblica Moldova, S.E.Mons. Anton Coșa, il vescovo S.E.Mons. Aurel Percă, l'ausiliare di Iași e l'arcivescovo di Bucarest, S.E. Mons Ioan Robu.

Nell'autunno del 2000, su proposta del vescovo Petru Gherghel, responsabile per i migranti della Conferenza dei Vescovi Cattolici della Romania, il Vicariato di Roma nominò don Iosif Enășoaie, cappellano per l'assistenza pastorale della comunità romena di Roma. Fu egli a fissare come festa della comunità romena la solennità dell'Immacolata Concezione della B.V.Maria, ad organizzare i primi concerti di Natale e a condurre gruppi di fedeli in pellegrinaggio a diverse basiliche antiche di Roma. Ormai la comunità era cresciuta. Se prima nella comunità furono celebrati solo matrimoni e battesimi, don Iosif ha preparato i primi bambini per la prima Comunione e poi per la Cresima. Ha svolto l'ufficio di cappellano della comunità romena fino al termine dei suoi studi, conclusisi con il dottorato in Teologia spirituale, e cioè nell'autunno 2003. Da allora fino al mese di giugno 2004, la cura pastorale della comunità fu affidata dal Vicariato di Roma a don Adrian Dancă, drd., nonchè redattore della Radio Vaticana. Per rafforzare il senso di comunità tra i fedeli ha organizzato il primo pellegrinaggio (circa 200 persone) alla tomba del nostro Beato Geremia a Napoli. Si avvertiva già la necessità di celebrare la Messa domenicale anche in altre chiese, fuori città. Nella festa di 8 dicembre 2003, don Adrian ha celebrato la prima Messa a Ladispoli nella diocesi di Porto-Santa Rufina. Con grande premura e dedizione sacerdotale, don Adrian ha dato, si può dire, ancor maggior vita alla comunità, curando con attenzione la liturgia e coinvolgendo molto i giovani, cosi che non senza un certo dispiacere ha lasciato tale incarico per dedicarsi ai suoi studi e al lavoro redazionale nel programma romeno della RV.

In fine, come si è già detto, dal mese di giugno 2004, il nuovo cappellano per l'assistenza pastorale della Comunità romena di rito latino di Roma è don Isidor Iacovici. Avendo già alle spalle una ricca esperienza pastorale, specialmente come parroco di Pașcani e poi della chiesa Santa Teresa del Bambino Gesù nella città di Iași, don Isidor ha lasciato tutto ciò che aveva costruito, anche materialmente, cominciando da capo, in spirito di obbedienza e con animo lieto, un lavoro pastorale, si, particolare ma sempre nella vigna del Signore. Infatti, ben presto, per il suo interessamento e la costante premura dell'Ufficio "Migrantes" del Vicariato e della CEI, alla Comunità romena dei cattolici di rito latino è stato concesso lo statuto di "Missio cum cura anima-rum". Ha organizzato pellegrinaggi ai santuari di Bolsena e di Orvieto e, come si può vedere, attualmente la Santa Messa domenicale si celebra per i romeni anche in altre chiese. Di cui, la necessità di un vice-cappellano arrivato nel mese di novembre. Si tratta di don Iulian Fărăoanu drd., di formazione romana. Ci sono poi tanti sacerdoti studenti che offrono volentieri la loro collaborazione cosi che non manchi alla comunità la dovuta cura pastorale. E i nostri fedeli per ora rispondono molto bene. La chiesa è forse l'unico posto di crescita autentica, quella duratura, di collegamento con il Paese d'origine ma anche di inserimento nella Chiesa locale, di aiuto reciproco, fraterno, poichè tuttora le difficoltà non sono poche. Se nella Chiesa nessuno è straniero, ciò vale tanto più per i romeni. Porzione di un popolo che porta nel nome e nella lingua l'impronta di Roma, si potrebe dire che essi sono a casa, qui, nell'Urbe, nel centro della cattolicità, presso la tomba degli Apostoli, vicini al Pastore della Chiesa universale.

 

mons. Anton Lucaci

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